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Direttiva dell’EU sugli integratori alimentari – La direttiva renderà peggiore la salute del consumatore?

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Articolo in inglese
Traduzione a cura di Silvia Rubeo
La Commissione Europea ha pubblicato un 'documento di lavoro' rivolgendosi a coloro che hanno un interesse – nel linguaggio tecnico definiti attori – ad unirsi ai loro progetti per determinare i così detti “limiti dei livelli massimi sicuri”, i limiti dei dosaggi massimi consentiti di elementi nutritivi negli integratori alimentari.

Paul Taylor, un consumatore sostenitore che vive in UK, commenta come segue:

La Direzione Generale della Commissione Europea per la salute e la tutela del consumatore ha appena reso pubblico un documento di lavoro riguardante i criteri da adottare per determinare la quantità massima e minima delle vitamine e dei minerali che deve essere contenuta nei cibi elencati in un documento di lavoro.

La Direzione Generale della Commissione Europea per la salute e la tutela del consumatore afferma di essere molto interessata ad ottenere il progetto degli attori su come tali criteri potrebbero essere determinati e sostiene che sta rendendo pubblico il documento poiché parte del processo di consultazione. Il documento pone delle domande su un numero specifico di questioni sulle quali la Commissione sta cercando commenti, ed è stata creata una e-mail box specifica per accogliere le risposte all’indirizzo e-mail SANCO-VITAMINS-AND-MINERALS@EC.EUROPA.EU risposte che devono giungere alla Commissione entro il 30 Settembre 2006.

Forse in modo significativo, il documento si conclude con un allegato che fornisce esempi di modelli già esistenti per definire i criteri atti a determinare la quantità massima e minima consentita di vitamine e minerali che deve essere contenuta negli alimenti. Questi includono un modello sviluppato dall’ AFSSA, l’Agenzia Francese per la Sicurezza Sanitaria degli Alimenti ; un’altro sviluppato dal “Danish Institute of Food and Veterinary Research”, Istituto danese per gli alimenti e la ricerca veterinaria; quello del “German Federal Institute for Risk Assessment's”, Istituto Federale Tedesco per la valutazione del rischio definito “Derivazione dei livelli massimi di vitamine e Sali aggiunti negli alimenti basati sulla valutazione del rischio”; il modello europeo ILSI 'Vitamine and minerali: un modello per un'integrazione sicura negli alimenti'; ed il modello del ERNA/EHPM' "Integratori di Vitamine : Un modello per la gestione del rischio". Di questi, quello del ERNA/EHPM è l’unico che sembra assomigliare a ciò che vorremmo sostenere, ma è meno che mai soddisfacente e determina i livelli massimi di integratore a 2 mg per il manganese ed a 1 mg per lo zinco. Inoltre, dato che tutti gli altri modelli sembrano essere restrittivi e molto tradizionali sembrerebbe che il modello ERNA/EHPM sia stato incluso solo come un gesto di pura facciata. In quanto tale è ora molto chiaro quale strada la Commissione Europea ha intenzione di prendere per far precipitare la situazione.

La Leva di Archimede ha commentato il documento di lavoro tempo fa. Qui c’è il testo con il nostro commento:

- - -

Commenti alle questioni sollevate dalla Commissione Europea – in riferimento al documento di lavoro dell’ EU

1) Dove non è ancora stato scientificamente determinato un livello numerico di tollerabilità massima di apporto per molte sostanze nutrienti, quali devono essere i livelli di massima sicurezza per quelle sostanze nutrienti prese in considerazione al fine determinare il loro livello massimo consentito?

Non deve essere determinato nessun livello massimo
Motivazione: Quelle sostanze nutrienti che non hanno un livello numerico di tollerabilità massima di apporto stabilita scientificamente sono generalmente quelle dove i dati riguardanti la tossicità che può essere provocata da un consumo eccessivo non sono stati trovati. Laddove non c’è il problema, non c’è ragione di "risolverlo".

2) Per alcune vitamine e sali il rischio di effetti negativi, anche con livelli di apporto elevati, sembra essere estremamente basso o non esistente secondo i dati disponibili. É necessario stabilire il livello massimo per queste vitamine e sali?

Non c’è ragione di stabilire livelli massimi in questi casi.
Motivazione: Laddove non c’è il problema, non c’è ragione di "risolverlo". Vedere anche i "commenti generali" alla fine di questo messaggio.

3) Laddove stabiliamo dei livelli massimi consentiti, dobbiamo anche inevitabilmente stabilire dei livelli massimi di quantità per le vitamine ed i sali separatamente dagli integratori alimentari e dagli alimenti arricchiti per salvaguardare sia il livello di protezione della salute pubblica, sia per legittimare le aspettative dei vari operatori del business degli alimenti? Ci sono alternative?

Certamente ci sono livelli massimi che devono essere stabiliti separatamente per l’arricchimento dei cibi e per gli integratori alimentari.
Motivazione: Gli integratori sono prodotti acquistati con scelta consapevole usati da persone per integrare la propria dieta in modo generico, ma anche per intervenire in modo preventivo con dosi più alte. L’uso preventivo di integratori non è diretto contro le malattie da carenza ma contro le malattie prevalentemente degenerative, che formano un secondo strato, un secondo livello di carenza.
Esempio: Mentre 60 mg di vitamina C è generalmente sufficiente per proteggere contro lo scorbuto, dosi elevate di tale vitamina (1 grammo o più al giorno ) ha un effetto protettivo contro i problemi cardiovascolari e le condizioni degenerative.

Gli alimenti arricchiti, essendo alimenti "normali" per tutti gli intenti e gli scopi, vengono consumati con l’idea di placare lo stimolo della fame, cioè, generalmente non sono il frutto di una scelta cosciente di aumentare il consumo di micronutrienti.

Alternativa: non stabilire limiti per integratori o arricchenti, ma assicurarsi che il contenuto di vitamine e sali , se aggiunti, sia chiaramente menzionato sull’etichetta, includendo anche la forma nella quale le vitamine/minerali sono aggiunti. In questo caso , gli alimenti arricchiti devono presentare l’informazione IN EVIDENZA sull’etichetta che quel particolare alimento è arricchito con una ben definita quantità ed aggiunta di una ben definita forma di vitamine/ minerali. Questo può non essere accettabile nel clima di controllo della UE che richiede dettagliate supervisioni governative dei minimi dettagli della nostra vita , ma sarebbe certamente più coerente che lasciare ai consumatori la responsabilità della propria salute, piuttosto che seguire ciecamente le prescrizioni governative ed inevitabilmente ammalarsi quando tali prescrizioni non prendono in considerazione le circostanze individuali della persona.

4) La Commissione sarebbe grata di ricevere informazioni disponibili sul consumo di sali ed indicazioni delle fonti maggiormente attendibili che possono fornire tali dati a livello UE .

Dati dettagliati sul consumo possono avere valore di informazioni di inquadramento, ma non devono influenzare i criteri di determinazione dei livelli massimi consentiti. Quando è stato condotto il sondaggio sui dati del consumo di sostanze nutrienti, l'autore di questi commenti era uno dei capofamiglia presi come campioni per il sondaggio. La raccolta dei dati sugli alimenti consumati è stata condotta superficialmente, chiedendo solo se alcuni alimenti erano specificatamente esclusi, SENZA domande sull’uso degli integratori, e nessuna sul consumo di alimenti specifici. Sembrerebbe che l’accuratezza di queste statistiche ufficiali sul consumo sia discutibile.

5) Se tali dati esistenti si riferiscono solo al consumo in qualcuno dei stati membri , possono tali dati essere usati per determinare i massimi livelli di vitamine e minerali legittimi ed effettivi a livello europeo? E sulla base di quali modifiche, se esistono?

I dati non devono essere utilizzati per abbassare il livello legittimo di quantità di apporto di integratori.
Motivazione: Poiché per il punto numero 4 sopra citato , l’affidabilità dei dati è discutibile. Ma ciò che è più importante, la disponibilità dei nutrienti per la scelta individuale, come gli integratori, non deve essere ridotta gradualmente al minimo comune denominatore di coloro che possono avere una reazione più sensibile (poiché già presa in considerazione nella valutazione del rischio che precede la determinazione dei valori massimi). D’altronde, il risultato sarà un nuovo rischio di smorzare la partecipazione pubblica nel prendersi cura della propria salute in modo attivo, basato sulla preferenza personale.

6) Il consumo da parte di differenti gruppi sociali all’ interno della popolazione deve essere preso in considerazione quando si determinano i valori massimi di vitamine e minerali?

No, non deve. Vedi la risposta sopra al punto 5.

7) Prendendo in considerazione tutte le valutazioni sopra menzionate, fino a che punto parametri PRIs/RDAs devono essere presi in considerazione quando vengono stabiliti i livelli massimi consentiti di vitamine e minerali ?

I parametri PRIs/RDAs devono essere presi in considerazione solo quando è necessario per essere sicuri che :

a)l’arricchimento sia approssimativamente in linea con le quantità raccomandate o multipli di queste
b) limiti più bassi delle quantità di integratore siano – se fondate – stimate contro i parametri PRI/RDA.

8) La quantità minima di vitamine o minerali negli alimenti nei quali queste sostanze nutrienti sono aggiunte deve essere la stessa della quantità che deve essere presente in modo significativo per richiedere e/o dichiarare la presenza della sostanza nutriente nell’etichetta presente sull’alimento?Devono essere stabilite delle quantità minime per alcune sostanze nutrienti in alimenti specifici o in specifiche categorie di alimenti? Se sì , su quale base?

Non devono essere stabilite quantità minime differenti.
Motivazione: Oggi possiamo pensare che regolamentare sia le quantità minime che quelle massime sia una buona idea, ma forse nuovi dati in futuro dimostreranno che una quantità molto piccola di alcune sostanze nutrienti ha un’azione differente da quella provocata dalla quantità RDA( Dose giornaliera raccomandata) , per esempio. Comunque, una volta che le quantità vengono stabilite a norma di legge, sarà molto difficile cambiare le regole, così sarebbe preferibile– senza stabilire troppi parametri –il minimo stabilito dalle norme della regolamentazione.

9) Le quantità minime di vitamine e minerali negli integratori alimentari devono essere connesse anche alle quantità significative che devono essere presenti per l' etichettatura o devono essere determinate in modo differente?

Bisogna connettere le quantità minime – se DEVONO essere stabilite – alle quantità presenti sull’etichetta.
Motivazione: I consumatori sono capaci di distinguere cosa stanno cercando. Più "protezione dall’alto", causerà una minore responsabilità in materia di salute, e nell’analisi finale sarà causa di un aumento di malattie invece che di una riduzione. Sarebbe altamente preferibile non stabilire nessuna quantità minima.

Commenti generali:

Gli integratori devono essere separati dalle sostanze arricchenti (aggiunta di sostanze nutrienti negli alimenti), per le motivazioni spiegate al punto numero 3 sopra. I nostri commenti, dove non affermato specificatamente, si riferiscono ai primi più che alle seconde.

Mentre l’arricchimento può richiedere restrizioni e regole, gli integratori poiché appartenenti ad un gruppo di prodotti scelti coscientemente da parte del consumatore, devono essere sottoposti ad una regolamentazione che sia la più ridotta possibile .

Durante il processo di approvazione della direttiva sugli integratori abbiamo discusso su una regolamentazione minima o per una non regolamentazione sugli integratori. Vedi la nostra lettera ai membri della Commissione per l’ambiente del parlamento europeo.

Potenziale preventivo su un alto dosaggio di integratori

Un questione che è stata costantemente sorvolata nelle discussioni che hanno condotto all’approvazione della direttiva sugli integratori e che è stata ancora sorvolata durante questo periodo di attuazione,è la seguente:

La prevenzione delle malattie è più effettiva quando è basata sull’intervento sulle sostanze nutrizionali contenute negli integratori.

I dosaggi usati nell’alimentazione preventiva, spesso sotto la supervisione di specialisti dell’alimentazione, sono elevati quando messi a confronto con le quantità richieste per evitare carenze (RDA/PRI).

Non ci sono disposizioni che diano la sicurezza che questi prodotti contenenti alti dosaggi di sostanze nutrienti non continuino ad essere disponibili. Certamente i produttori farmaceutici hanno poco o non hanno affatto interesse a produrre ed a rendere disponibili prodotti che competono con quelli che sono da loro maggiormente venduti, i medicinali.

Per questa ragione, si potrebbero eliminare le basi per l’alimentazione preventiva, proibire la produzione e la vendita di prodotti usati nella prevenzione nutrizionale attiva.

Pericolo di dare impulso al mercato nero

Il risultato delle regolamentazioni che limitano la disponibilità degli integratori può essere duplice:

a) Ci sarà meno prevenzione e conseguentemente un maggior numero di malattie – esattamente il contrario di quello che è stato dichiarato come l’obiettivo della legislazione sugli integratori che, almeno in parte,poneva l’attenzione sulla tutela della salute pubblica.

b)I consumatori che stanno usando gli integratori con scopi preventivi non smetteranno di farlo perché c’è una nuova legge emanata dai burocrati di Bruxelles. Al contrario si creerà un mercato nero, così come esiste già un mercato nero per i farmaci .

La precauzione può essere eccessiva

La legislazione europea sugli integratori alimentari e specialmente il problema di determinare i limiti di dosaggio per gli integratori alimentari trova spesso la giustificazione nel fatto che le misure precauzionali devono essere prese dai legislatori e da coloro che sono responsabili per la regolamentazione sulla tutela della salute pubblica. Ma le misure precauzionali non costituiscono un’ affare unilaterale. Devono essere prese in considerazione sia l’utilità degli integratori alimentari come ausilio per la protezione della salute pubblica sia i danni provocati dagli stessi fornendo "il troppo che stroppia", che – nei casi più rari – può condurre a reazioni negative.

Per ora, le misure precauzionali stanno prendendo in considerazione solo - ed in modo estremamente esagerato – i danni provocati dall’ "eccesso" mentre ignorano completamente i danni provocati dall’eliminazione degli integratori consumati con lo scopo di migliorare la salute dei consumatori e così eliminando il maggior strumento per la prevenzione, che è l’ integrazione nutrizionale.


Una discussione su questo dilemma può esser trovata nel seguente articolo:

Il Lato oscuro della precauzione: Ostacolare la prevenzione (eng)

Sottoposto con i dovuti rispetti
Roma, 12 Luglio 2006

Sepp (Josef) Hasslberger
per La Leva di Archimede

Vedi anche gli articoli correlati:

EU Food Supplements - ANH Says Risk Assessment Models Erroneous

EU Food Supplements - Dutch Scientists Oppose Restrictive Legislation



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3 Commenti

salve,io credo che gli integratori illegali anche quelli attualmente presenti sul mercato italiano dovrebbero esser venduti senza problemi,perchè sennò la gente va direttamente al doping.e quindi giusto portare qualche integratore migliore qui in Italia.salve

salve,io credo che gli integratori anche quelli attualmente presenti sul mercato italiano dovrebbero esser venduti,perchèsennò la gente va direttamente al doping.e quindi gusto portare qualche intertore migliore qui in Italia.salve

interessante articolo...

A presto

Lory

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