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Il "suicidio omeopatico" del CICAP

Il "suicidio omeopatico" del CICAP

Esiste un movimento ideologico storico, articolato ma coerente, datato oramai da due secoli, che è completamente dedicato a contrastare l’Omeopatia. In verità è una cosa veramente singolare il fatto che rispettabili uomini di scienza e di cultura si siano dedicati e si dedichino tuttora a screditare l’Omeopatia con tanto alacre impegno: credo sia veramente un caso unico nella storia della scienza.

Fra i tanti attivisti anti-Omeopatia c’è in Italia una associazione, il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che periodicamente e con ammirevole sollecitudine organizza eventi e campagne di stampa contro le medicine non convenzionali e in particolare contro l’Omeopatia, la vera “bestia nera” da abbattere. L’ultima manifestazione è stata organizzata in Piemonte a inizio febbraio, su imitazione di un evento similare avvenuto in Inghilterra circa un anno fa, un “appuntamento nelle piazze per suicidarsi omeopaticamente”: i nostri eroi, con audacia sovrumana, hanno ingerito granuli omeopatici in gran quantità nell’intento di dimostrare la completa assenza di azione farmacologica o tossica dei medicinali omeopatici.

Il cavallo di battaglia del CICAP è da sempre la questione delle diluizioni omeopatiche: troppo alte per essere giudicate farmacologicamente attive. Di fatto le diluizioni omeopatiche, al di là dell’undicesimo passaggio 1/100 (11 CH in termini omeopatici), oltrepassano il numero di Avogadro (per chi si intende un po’ di Chimica) e quindi non possono contenere molecole attive, ma solo acqua fresca, come afferma il celebre Prof. Silvio Garattini. In pratica, tutto l’effetto della Omeopatia si ridurrebbe a effetto “placebo”, frutto di suggestione.

Il ragionamento non fa una piega, ma si dà il caso che la realtà a volte contraddice le opinioni più autorevoli, solide e apparentemente incontestabili. Come affermò Claude Bernard: “un fatto può contraddire una teoria, ma non il contrario”. Su tale disputa vorrei dare un mio personale contributo, sia come discendente da una tradizione medica omeopatica familiare che data dalla metà dell’Ottocento (finora nove medici e due veterinari), sia, personalmente, come medico omeopata, come ricercatore e come interlocutore diretto del CICAP.

A cavallo della metà dell’Ottocento si verificarono in Italia diverse epidemie di Colera. In quegli anni la Omeopatia era fiorita già da qualche decennio in Italia e gli omeopati erano circa 500. Ovviamente, essi si adoperarono per curare il Colera. Le autorità militari censirono 6.307 casi di colerosi curati con l’Omeopatia; fra questi, anche i casi curati dal nonno di mio nonno, Dott. Agostino Mattòli (Bevagna 1801-1869) che, nel 1867, curò 193 concittadini contagiati dal colera (ne sono testimonianza un breve trattato intitolato “Cura del Colera Morbus”, tuttora presente presso la biblioteca Augusta di Perugia e una lapide che ancora oggi, nella via principale del paesino umbro, ricorda l’opera di assistenza medica del Dott. Agostino Mattòli a favore della popolazione). L’indice di mortalità dei pazienti affetti da Colera curati omeopaticamente in tutta Italia fu del 7,26%: all’epoca il Colera si portava via almeno il 50% dei malati. Potenza della suggestione sul vibrione del Colera!

Nella mia famiglia ci sono stati anche due veterinari omeopatici (Dott. Sesto e Dott. Rifeo), vissuti nella prima metà del novecento, che esercitavano regolarmente con successo la terapia omeopatica, in un epoca in cui la farmacologia ufficiale era assolutamente sguarnita. Potenza della suggestione sugli animali!

Mio padre, Dante, appena laureato nel 1940, fu inviato come medico militare nell’isola di Pantelleria e, già istruito sulla Omeopatia dallo zio Corradino Mattòli, portò con sé una trousse di medicinali omeopatici. Nella zona dell’isola in cui era situata la sede dell’infermeria militare, Rekale, si verificavano epidemie estive di diarrea nei bambini con una mortalità del 20%. Mio padre consultò i testi di Omeopatia che aveva con sé e somministrò a tutti i bambini malati un medicinale omeopatico che limitò la mortalità infantile quasi a zero. Potenza della suggestione sui batteri patogeni intestinali!

Personalmente esercito esclusivamente l’Omeopatia da circa trenta anni e, sulla scorta di migliaia di casi clinici curati più o meno con successo, nessuna più o meno colta e circostanziata disquisizione potrà dissuadermi da quello che ho constatato direttamente nella mia attività clinica giornaliera. Potenza della suggestione in clinica quotidiana! Nei primi anni novanta ho ideato e avuto la possibilità di effettuare un esperimento presso l’Università di Perugia (Dip. di Medicina Sperimentale e Biochimica) sull’impiego di Phosphorus 30 CH nella terapia della fibrosi epatica sperimentale del ratto.

L’esperimento intendeva dimostrare sia la validità della Legge dei Simili che sta alla base dell’Omeopatia (analogia fra l’azione tossica del Fosforo e quella del Tetracloruro di Carbonio), sia l’azione delle dosi ultra Avogadro, perché il Phosphorus era stato somministrato 30 volte diluito 1/100. I risultati, incontestabili, sono ancora pubblicati sul sito della FIAMO (www.fiamo.it – Dip. Scientifico). Potenza della suggestione sui ratti! Ho avuto a che fare direttamente con il CICAP in diverse occasioni, una prima volta nei primi anni novanta in un congresso organizzato a Perugia dal Prof. Bartocci, docente di Matematica presso la locale Università e studioso delle scienze “eretiche”, trascurate o osteggiate dalla scienza ufficiale.

Al congresso era stato invitato anche il CICAP, con il quale il Prof. Bartocci era in corrispondenza. In quella occasione presentai l’esperimento di Phosphorus 30CH eseguito al Dip. di Medicina Sperimentale. Il presidente e gli altri rappresentanti del CICAP non mostrarono al momento il minimo interesse, ma in seguito hanno avuto una nutrita corrispondenza con il Prof. Bartocci a proposito dei “topi omeopatici perugini”. Traccia di tale evento è presente in una pubblicazione dello stesso CICAP, “Medicine Alternative” – una guida critica” (quaderni del CICAP – 2001): “… Va riconosciuto al Dott. Mattoli il merito del coraggio e della coerenza con le idee che sostiene. Fino ad ora è stato il solo fra tutti i suoi colleghi ad aver deciso di uscire dal terreno delle discussioni per lasciare parlare i fatti e gli esperimenti…”.

Poco tempo dopo lo stesso Prof. Bartocci partecipò a un convegno del CICAP a Saint Vincent. Nell’occasione un Comitato francese di scettici, rappresentato da un tale Henri Broch, bandì uno strano concorso per chi avesse voluto dimostrare qualcosa di “paranormale” o di alternativo alla scienza. Il Prof. Bartocci propose il mio esperimento per il concorso ed ebbe poi una fitta corrispondenza con i promotori del concorso stesso, i quali, messi infine alle strette, preferirono una molto poco dignitosa ritirata strategica. Documentazione esaustiva su tutta la corrispondenza in merito è reperibile sull’interessantissimo sito del Prof. Bartocci, Episteme: http://www.cartesio-episteme.net/listast.htm al punto 11 della home page – “Il CICAP e l’Omeopatia: il caso Broch-Mattoli” – Documento 1 – Documento 2 – Documento 3 – Documento 4.

In un mondo fatto in massima parte di ipocrite apparenze e di suggestioni istrioniche a tutti i livelli, un sano scetticismo è indispensabile per mantenere un’equilibrata analisi della realtà e organizzazioni come il CICAP sono assolutamente utili. Ma quando si ha minimo sentore che un’istanza da sempre osteggiata potrebbe avere un fondo di verità, sia in virtù della sua sussistenza nel tempo, sia delle oramai numerosissime esperienze di laboratorio e cliniche, si impone una scelta: o continuare a negare, senza avere il coraggio di approfondire, per banale punto preso, utilizzando tutti i mezzi sconfinati derivati dalla posizione di “ortodossia” per tenere sotto scacco la verità emergente, oppure onestamente riconoscere, dopo attenta analisi, che quella determinata istanza può avere una sua recondita validità.

Peraltro il fatto definitivamente dirimente, volutamente ignorato e tenuto sotto silenzio dagli scettici professionisti, della validità della Omeopatia in campo animale (clinica omeopatica veterinaria fin da metà dell’Ottocento e recenti sperimentazioni presso l’Università di Verona) e in campo vegetale (sperimentazioni di laboratorio degli ultimi decenni presso l’Università di Bologna e altrove), o il fatto che la validità dell’azione biologica delle diluizioni infinitesimali sia anche confermata da scienziati assolutamente attendibili come il Prof. Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008, e i fisici Giuliano Preparata e Emilio Del Giudice (è possibile consultare in proposito: lastampa.it, ilgiornale.it), rendono semplicemente risibile l’accusa di effetto placebo invocato dagli zelanti della crociata anti-Omeopatia e la sceneggiata del suicidio omeopatico organizzata dal CICAP non fa altro che screditare l’attendibilità di detta associazione, che riveste peraltro un ruolo importante e utile nella nostra società. La pertinacia del CICAP nel contrastare l’Omeopatia, soprattutto in maniera così grossolana e farsesca, esiterà presto in un vero suicidio del CICAP, nel senso che lo trascinerà al ruolo di “fenomeno folkloristico” della storia della Scienza, immagine grottesca del peggiore conservatorismo in campo scientifico.

Supponiamo ora per ipotesi che la Omeopatia sia veramente una valida possibilità terapeutica. L’Omeopatia ha le seguenti caratteristiche: l’ individuazione terapeutica dei medicinali omeopatici avviene in maniera assolutamente inoffensiva ed economica, attraverso le nozioni della tossicologia tradizionale e attraverso sperimentazioni su volontari, con modalità assolutamente innocue e senza sacrificio di animali; la somministrazione di medicinali omeopatici avviene a dosi infinitesimali che non possono avere effetti collaterali dannosi, escludendo dunque qualsiasi effetto iatrogeno; la produzione di medicinali omeopatici è effettuata con una tecnologia non particolarmente complessa e ha costi molto ridotti rispetto ai farmaci convenzionali; l’effetto prevalente delle cure omeopatiche tende ad essere in genere risolutivo e non palliativo, come solitamente le terapie chimiche convenzionali; in due indagini, una tedesca e l’altra francese, di qualche anno fa, l’applicazione clinica omeopatica a livello sociale permetteva allo Stato un risparmio del 40 % circa sulle spese mediche.

Di fronte a tali fatti è facile prevedere l’effetto dirompente in senso positivo, sia a livello sanitario che sociale, se l’Omeopatia fosse estesamente applicata sulla popolazione, ma anche l’effetto dirompente in senso negativo sugli interessi del mondo produttivo farmaceutico convenzionale.

La conferma delle efficacia terapeutica dell’Omeopatia è infatti realisticamente un problema non solo scientifico, ma soprattutto politico. Infatti, a mio parere, il motivo reale per cui l’Omeopatia viene osteggiata con tanto accanimento è il fatto che è profondamente incompatibile con il sistema economico farmaceutico imperante e minaccia seriamente i suoi interessi. Ferma restando comunque la buona fede di molti avversari dell’Omeopatia, ai quali spero con questo mio scritto di aver suscitato almeno qualche ragionevole dubbio sulle loro certezze granitiche, e con i quali sarebbe necessario da parte dei medici omeopati tessere un dialogo non polemico ma produttivo, i detrattori sistematici e aprioristici della Omeopatia dovrebbero rendersi conto della grave responsabilità che si assumono davanti alla storia dell’Umanità, se continueranno a ostacolare indiscriminatamente lo sviluppo e la diffusione di una terapia efficace, spesso risolutiva, economica e priva di effetti collaterali. Negare l’Omeopatia è un crimine contro l’Umanità.

Dott. Pindaro Mattòli
Medico omeopata – Perugia

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/cicap-suicidio-omeopatico.php