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Il business zika e le zanzare Ogm

L’allarme dell’Oms sulla diffusione di microcefalia come possibile conseguenza della diffusione del virus zika è stato lanciato sulla base di soli 17 casi accertati fino a febbraio 2016 in una regione del Brasile, la stessa in cui le epidemie causate dal dengue e dalla chikungunya sono molto più pericolose e più estese. Non è affatto dimostrato, però, che la microcefalia dipenda effettivamente dalla compresenza dello zika. Può essere causata da un’ampia gamma di fattori, dalla denutrizione della mamma all’esposizione a sostanze tossiche a infezioni come la toxoplasmosi. Nel frattempo, tuttavia, il grande circo mediatico ha lanciato l’allarme planetario. Un fiume di notizie distorte e confuse dilaga ovunque. Serve soltanto ai soliti grandi pescatori: le transnazionali farmaceutiche, le imprese di biotecnologia che vendono vaccini e propongono la diffusione di zanzare transgeniche, i fabbricanti di veleni e i governi che utilizzano le “epidemie” per sviare l’attenzione da altri problemi

di Silvia Ribeiro

La prima volta che ho visto un articolo intitolato “Zika e microcefalia” mi è venuto da ridere proprio a causa del titolo. Ho pensato si trattasse di un apprezzamento sulla ridotta materia grigia delle autorità nell’affrontare l’espansione di questo virus. Invece si trattava effettivamente del timore che il virus zika causasse microcefalia, una patologia grave. Sebbene ancora non esistano prove di questo nesso di causalità – cioè sul fatto che quel virus provochi microcefalia o un’altra grave infermità che gli viene imputata, la sindrome di Guillain-Barré – un terribile clima di paura, favorito dai grandi media, si è rapidamente diffuso.

La dichiarazione dell’emergenza sanitaria internazionale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha rafforzato l’approccio di “attacco” al vettore dell’infermità, eliminando la considerazione di altre cause. Un fiume di notizie molto confuse nel quale guadagnano soltanto i grandi pescatori: le transnazionali farmaceutiche, le imprese di biotecnologia che vendono vaccini o propongono zanzare transgeniche, i fabbricanti di veleni e i governi che utilizzano le “epidemie” per sviare l’attenzione da altri problemi.

Le autorità avvalorano l’escalation della guerra chimico-tecnologica contro un nemico che si presenta come unico e identificabile: la zanzara che trasmette l’infermità. Questo approccio restrittivo ed evidentemente inefficace, tra le altre cose, serve anche a colpevolizzare le vittime, che non prenderebbero le misure di protezione che il governo ordina. È inoltre un approccio che rifiuta di prendere in considerazione le cause intrecciate nell’emersione e nell’espansione delle epidemie, come la crisi sanitaria dovuta alla povertà, alla cattiva alimentazione, alla migrazione, al degrado ambientale e all’intossicazione da contagio, all’aumento delle discariche, alla mancanza di acqua potabile e degli altri servizi pubblici, alla devastazione dei quartieri e delle comunità che li sostengono.

L’infezione dello zika, trasmessa dalla zanzara Aedes Aegypty, è molto più lieve del dengue e della chikungunya, epidemie trasmesse dalla stessa zanzara e più estese, che però non sono state dichiarate un’emergenza da parte dell’Oms. Quello che ha invece motivato la dichiarazione attuale è stato il “sospetto” che il virus zika sia in relazione con il forte aumento dei casi di microcefalia verificatisi in Brasile negli ultimi mesi e di alcuni casi di sindrome Guillan-Barré in altri paesi.

Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute del Brasile alla riunione della Oms del 2 febbraio 2016, quando l’emergenza è stata dichiarata, dei 4.783 casi segnalati come sospetti di microcefalia a partire dall’ottobre del 2015, il 76,7 per cento dovevano essere ancora investigati. A quella data, erano stati confermati 404 casi di microcefalia e altre alterazioni neurologiche. Tra questi casi, 17 mostravano la presenza di virus zika. Una cifra che corrisponde solo al 4,2 per cento dei casi confermati, ammesso che per tutti si trattasse effettivamente di microcefalia (erano infatti comprese altre anomalie neurologiche). Inoltre, i dati mostravano solo 17 casi con la presenza contemporanea del virus zika e di microcefalia, il che non significa naturalmente che lo zika fosse la causa. Questa situazione, inoltre, si è verificata solo in una regione del Brasile, sebbene lo zika sia diffuso in una ventina di paesi. In Colombia, dove si rilevano migliaia di casi di zika, compresi quelli di un alti numero di donne incinte, né mai stata riscontrata microcefalia.

Dei casi di microcefalia confermati in Brasile, il 98 per cento è stato registrato nel Nordest. La microcefalia è un’anomalia della crescita del cervello che si verifica durante la gestazione e può essere causata da un’ampia gamma di fattori, che vanno dalla denutrizione della mamma, all’esposizione a sostanze tossiche e ad altri effetti del degrado ambientale, fino a infezioni come la toxoplasmosi, l’herpes e altre ancora. Tutti elementi fortemente presenti nel Nordest, la regione più povera del Paese.

Un artícolo di Alberto Lapolla, della Red de Médicos de Pueblos Fumigados en Argentina, la Rete dei medici dei popoli vittima delle fumigazioni in Argentina, già nel 2009 denunciava che la brutale espansione della soya ogm era legata all’aumento delle zanzare e delle infermità che esse trasmettono, tanto per aver eliminato i nemici naturali delle zanzare (batraci e altri), come per la deforestazione che implica in tutta la zona sud del continente, compreso il Brasile.

Il Brasile è il primo produttore mondiale di soya transgenica e per questo anche il maggior utilizzatore di sostanze agrotossiche del pianeta. La popolazione più povera ingerisce grandi quantità di residui di agrotossici sia in forma di alimenti che nel corso del lavoro delle fumigazioni delle zone agricole, alle quali si aggiungono quelle che le autorità realizzano per attaccare la zanzara nelle zone urbane e nelle case.

Secondo Lia Giraldo da Silva Augusto, dottoressa e membro dell’Associazione brasiliana di salute collettiva (Abrasco), intervistata da IHU online il 2 di febbraio, questo approccio da “guerra alla zanzara” può essere “più nocivo per gli umani che per le zanzare”.

Da un lato, è un fatto ampiamente dimostrato, che le zanzare sviluppano resistenza alle sostanze chimiche, siano esse larvicide o insetticide, e questo sta accadendo con l’Aedes Aegypti. Dall’altro, quella prospettiva evita di analizzare le cause per le quali le zanzare e i virus crescono e si espandono, cause che sono dinamiche e sono in diretta relazione con la distruzione degli habitat e degli equilibri naturali. “Sono in gioco tre ecologie interdipendenti: quella dei virus, quella dei vettori e quella degli umani, è necessario rapportarsi ad esse insieme”, una cosa che non si sta invece facendo, afferma Lia Giraldo.

La risposta ufficiale alla resistenza nelle zanzare è per prima cosa l’aumento delle sostanze chimiche e poi il cambiamento delle componenti più tossiche. In Brasile si usa il Malation, un insetticida organofosforato e un agrotossico che la Oms ha catalogato come probabile agente cancerogeno per gli umani. Da ormai decenni, inoltre, si aggiungono larvicidi all’acqua potabile degli abitanti delle città, come Pernambuco, dove adesso si verificano più dell’80 per cento dei casi di microcefalia.

In un documento elaborato da Abraso per informare la popolazione (“Microcefalia y dolencias vectoriales relacionadas al Aedes aegypti. Los peligros de abordajes con larvicidas y fumigaciones químicas”), l’Associazione denuncia l’uso di queste ed altre sostanze tossiche. Insieme ad altri fattori che sono cambiati dal 2014 – per esempio le migrazioni dei lavoratori con pessime condizioni di vita attratti da grandi imprese, la Coppa del Mondo 2014, in zone di condizioni sanitarie deficienti, dove si sono registrati la maggior parte dei casi di microcefalia.

Il documento spiega inoltre che “nel 2014 è stato introdotto nell’acqua potabile delle case e delle strade pubbliche un nuovo larvicida, il Piriproxifeno. Nella nota di orientamento tecnico del Ministero della salute, si dice che il farmaco è un analogo degli organi giovanili, con un meccanismo di azione per inibire lo sviluppo delle caratteristiche di insetti adulti (per esempio, le ali, la maturazione degli organi genitali esterni) e riproduttivi, mantenendoli “immaturi” (ninfa o larva), vale a dire, che agisce per interruzione endocrina ed è teratogenico, provoca cioè deformazioni durante la gestazione.

Il larvicida si aggiunge ai depositi di acqua, però in funzione della capacità fisica del serbatoio, non della quantità di acqua che realmente contengono, perciò prima della scarsezza, il volume dell’acqua si riduce e la dose delle sostanze tossiche aumenta. Pernambuco soffre di razionamenti continui, e in particolare di fronte alle siccità straordinarie, come quelle che si sono presentate all’inizio del 2015. Abraso si domanda: “Da quanto tempo la popolazione di queste regioni beve acqua avvelenata?”. In modo per niente accurato e con mancanza di precauzioni, l’introduzione dei larvicidi classificati come regolatori della crescita degli insetti, si produce accompagnata da note tecniche che giustificano una “de-potabilizzazione” dell’acqua da bere.

Si tratta di un modello autoritario e verticale diffuso in tutto il paese, denuncia Abrasco, che colpisce particolarmente le popolazioni più povere, a cui si deruba il diritto di accesso all’acqua potabile. Non si vuole affermare che questi fattori siano la causa diretta dell’aumento della microcefalia ma è evidente che dovrebbero essere presi in considerazione e valutati, cose che nessuna autorità nazionale o internazionale sta facendo. Al contrario, si promuovono approcci sempre più pericolosi, sia per il maggior utilizzo di veleni, o per la promozione della diffusione di zanzare transgeniche, cosa che comporterà tutta una nuova serie di conseguenze per l’impatto ambientale (su questo si vedano i documenti di Genewatch).

Sulla stessa linea, malgrado la campagna di paura sul fatto che le donne incinte possano partorire neonati con microcefalia, le autorità di Brasile, Colombia e di altri paesi latinoamericani continuano a negare alle donne il diritto di abortire, confermando il fatto che spettano ai potenti le decisioni sull’amministrazione della paura, dell’acqua e del nostro stesso corpo.

La sola cosa efficace per affrontare le epidemie è la costruzione dal basso, con autodiagnosi nei quartieri e nelle comunità, in collaborazione con professionisti critici verso il modello dall’alto. Bisogna identificare tutti i problemi e i migliori metodi per prevenirli e modificarli, con i nostri stessi strumenti e rafforzando l’organizzazione e la resistenza al modello dominante, nel quale le crisi non devono essere risolte ma creare nuove opportunità di business per gli stessi soggetti privilegiati che le causano.

*Silvia Ribeiro è ricercatrice del Gruppo ETC

Fonte: Desinformemonos

Fonte: https://comune-info.net/2016/02/il-business-zika-e-le-zanzare-ogm/