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Caso Sirchia, spunta una pentita "Fu pagato e non per le consulenze"

Una ex dipendente della Immucor ai giudici di Milano "Non aveva contratti, i versamenti avvennero in dollari"
Caso Sirchia, spunta una pentita "Fu pagato e non per le consulenze"
di LUCA FAZZO e MARCO MENSURATI

MILANO - È la prima "pentita" del caso Sirchia, la prima indagata nell'inchiesta sul ministro della Sanità che sceglie di collaborare con i magistrati. E la verità che mette a verbale spiazza la linea difensiva sia di Girolamo Sirchia sia della Immucor, l'azienda americana accusata di avere versato tangenti per quindicimila euro al professore milanese quando era primario al Policlinico. "Mai incassato una lira", è la linea difensiva di Sirchia. "Lo abbiamo pagato, ma erano consulenze", è la linea di Immucor. Ma la pentita dice che i soldi Sirchia li ha presi davvero, e non solo quelli di cui già si è parlato. Quanto alle "consulenze", garantisce di non avere mai visto alcun contratto tra Sirchia e Immucor, e nemmeno di averne mai sentito parlare.


La testimonianza - il cui contenuto trapela alla vigilia del viaggio in Svizzera dei pm alla ricerca del conto di Sirchia - ha una storia inconsueta. Maria Rosa Vergnaghi è stata per anni la contabile della sede italiana di Immucor, l'azienda di Atlanta (Usa) che forniva al Policlinico milanese le macchine per l'analisi e la gestione del sangue. Quando i vertici americani di Immucor, sotto l'avanzare dello scandalo, hanno decapitato la filiale italiana e deciso di collaborare con la magistratura, hanno anche licenziato in tronco la contabile, denunciandola alla Procura. L'accusa: essersi impadronita di oltre centomila euro dai fondi aziendali. Oltre che per appropriazione indebita, la Vergnaghi si è ritrovata inquisita anche per concorso in corruzione. A quel punto, interrogata dai pm Maurizio Romanelli ed Eugenio Fusco, ha rifiutato il ruolo di capro espiatorio e ha messo a verbale il racconto che ora rischia di pesare parecchio sul seguito dell'indagine.

La donna ha spiegato di non avere mai conosciuto Sirchia ma di averlo visto almeno in una occasione negli uffici milanesi di Immucor. Ha escluso che Sirchia intrattenesse rapporti di consulenza con la società, ma ha detto di essere al corrente di pagamenti a suo favore. Ha parlato esplicitamente di pagamenti in dollari, e questo è un dettaglio rilevante. Poiché i pagamenti finora ammessi da Immucor al professore sono tutti in marchi tedeschi, la dichiarazione della Vergnaghi ha convinto i pm dell'esistenza di altri pagamenti e di un altro conto corrente estero del ministro, oltre a quello già oggetto di rogatoria in Svizzera e il cui contenuto sarà rivelato assai presto alla Procura milanese.

La contabile ha poi aggiunto un passaggio importante che non riguarda direttamente Sirchia ma getta una luce eloquente sulle pratiche di Immucor. Ha raccontato che dopo le prime avvisaglie dell'inchiesta giudiziaria venne contattata da Giuseppe Strazioti, l'intermediario che gestiva per l'azienda i rapporti con i primari, che le chiese di produrre con lo scanner delle false fatture di una società svizzera, la Maya Consulting, per giustificare una serie di pagamenti a favore di Francesco Mercuriali, il primario milanese - da sempre legato a Sirchia - arrestato dalla Procura e morto suicida. Dopo una serie di tentativi, la falsa fattura venne ritenuta abbastanza attendibile da essere offerta agli investigatori. Fu dopo quella esperienza che la donna racconta di avere ricevuto da Strazioti l'invito a prelevare dalla contabilità aziendale centomila euro da trattenere per sé. "Ritenni - ha detto - che si volesse comprare il mio silenzio".

La ex contabile non ha parlato solo di medici milanesi. Ha raccontato che l'intermediario Strazioti veniva pagato da Immucor inizialmente ogni tre mesi, poi i pagamenti divennero mensili. Appena riceveva il denaro Strazioti partiva per Napoli per "dividerlo con i napoletani".

(18 marzo 2005)

Fonte: La Repubblica