La vitamina C salva un uomo con una forma di polmonite virale dato per morto dai medici dell'ospedale

Traduzione e Fonte: Corrado Penna - Scienza Marcia

La storia di Allan Smith, un documentario televisivo dalla Nuova Zelanda.
Traduzione dell'articolo Vitamin C Saves Life of Man Dying of Viral Pneumonia del dottor Jeffrey Dach.

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Allan Smith, un fattore della Nuova Zelanda, ha contratto l'influenza suina mentre era in vacanza alle isole Fiji. Quando è tornato a casa l'influenza è rapidamente evoluta in una grave forma di polmonite che lo ha ridotto in uno stato di coma, e lo ha fatto ricoverare all'ospedale nel reparto di unità intensiva. L'esame ai raggi x del petto mostrava i polmoni completamente riempiti di liquido con una macchia opaca chiamata "bianchetto".

Dopo tre settimane in queste condizioni, i dottori di Allan hanno chiesto alla famiglia il permesso di spegnere le macchine [che lo tenevano in vita] e lasciarlo morire. La moglie di Allan, Sonia, aveva un fratello con qualche conoscenza di medicina il quale è intervenuto dicendo "non avete provato tutto, dovete provare con alte dosi di Vitamina C IV per Allan". All'inizio i dottori hanno opposto resistenza, affermando che fosse inutile [inutile? ma se lo davate per morto perché opporsi ad un ultimo tentativo? cosa ci perdevate? - N.d.T.]. In seguito i tre fratelli intervennero con un argomento persuasivo per provare la Vitamina C IV, dicendo che non c'era nulla da perdere.



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COMUNICATO STAMPA FEI
www.feierboristi.org

Medicinali vegetali tradizionali: Quanto allarmismo!

ma chi ha lanciato l’allarme si é documentato fino in fondo e ha compreso il contenuto della Direttiva 2004/24/CE? (Direttiva 2004/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 che modifica, per quanto riguarda i medicinali vegetali tradizionali, la direttiva 2001/83/CE recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano)

Ad aprile 2011 é prevista una scadenza che fa riferimento all’art. 2 comma 2 della direttiva succitata, 2004/24/CE del 31 marzo 2004, che così recita:

“ai medicinali vegetali tradizionali di cui all’articolo 1, già in commercio al momento dell’entrata in vigore della presente direttiva, le autorità competenti applicano le disposizioni della presente direttiva entro i primi sette anni dalla sua entrata in vigore”.

Quindi i sette anni decorrono dal 31 marzo 2004 e da qui si arriva al 1°Aprile 2011. Data però non corretta in quanto la direttiva in realtà è stata pubblicata in Gazzetta europea il 30 Aprile 2004, e quindi i sette anni vanno calcolati dal 30 aprile 2004 per cui la data ufficiale sarebbe il 1 maggio 2011.

 


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Ancora sull'inefficacia del vaccino contro la parotite

Fonte: ScienzaMarcia

A seguito della pubblicazione dell'articolo sulla ben poca efficacia del vaccino contro la parotite (od orecchioni che dir si voglia) cerchiamo di fare una maggiore chiarezza su questo vaccino e sulla sua presunta efficacia, tanto sbandierata dalle istituzioni sanitarie andando a sbirciare tra i dati presentati dalle fonti ufficiali.
Leggiamo su http://www.immunizationinfo.org/vaccines/mumps, sito governativo della rete federale per l'informazione sull'immunizzazione (ovvero sulla vaccinazione) che le due dosi di vaccino trivalente contro Morbillo, Parotite e Rosolia vengono somministrate la prima ad un anno di età e la seconda fra i 4 ed i 6 anni; in ogni caso (anche qualora si avesse fretta di somministrare entrambe le dosi per avere una maggiore protezione) bisogna che ci sia un intervallo di almeno 4 settimane fra le due iniezioni ("Two doses of MMR vaccine administered on or after the first birthday are recommended for all children. The first dose is generally given at 12 to 15 months of age, and the second dose is generally given at four to six years of age. There must be a minimum of four weeks between doses").
Questo ci permette di asserire che gli adolescenti vaccinati che hanno contratto la parotite (di cui si parla nell'articolo della CNN) avendo abbondantemente superato i 6 anni avevano già ricevuto entrambe le dosi del vaccino.

Sempre alla stessa pagina possiamo leggere che a seguito della somministrazione di tali vaccini una percentuale tra l'80 ed il 90%  di chi ha ricevuto la prima dose è immune, e che le due dosi dovrebbero proteggere la maggior parte dei bambini ("Under conditions of routine use in the United States 80-90 percent of those who receive MMR vaccine at one year of age or older are immune after the first dose. The two dos schedule should protect most children").

 

 


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Big Pharma, accuse di corruzione
"Pagano tangenti anche in Italia"

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Inchiesta del dipartimento di giustizia. "Dalle industrie farmaceutiche mazzette a politici, funzionari e medici di tutto il mondo"

dall'inviato ANGELO AQUARO di La Repubblica

NEW YORK - Pagavano governanti, medici, agenti di commercio. Pagavano e forse continuano a pagare ancora per vedersi autorizzare un farmaco, riuscire a fare approvare una medicina, costringere a scegliere un prodotto invece di un altro. Le pratiche della malasanità, si sa, non sono confinate negli angusti confini d'Italia. Ma in Italia possono avere trovato terreno sicuramente fertile i boss di Big Pharma a cui adesso l'amministrazione degli Stati Uniti sta finalmente cominciando a presentare il conto.

Dalla Merck alla Bristol-Myers Squibb, dalla GlaxoSmithKline all'AstraZeneca i grandi nomi dell'industria farmaceutica per una volta ci sono tutti nell'inchiesta del Dipartimento di giustizia e della Sec, la Consob americana. Obiettivo: scoprire se e come le Quattro Sorelle dei farmaci ungevano i governi di mezzo mondo per inondare il mercato con i loro prodotti.

 


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Antidepressivi ai ragazzi: come casa farmaceutica corrompe i medici per prescriverli

fonte: BNET

Di Jim Edwards - 15 Settembre 2010

Le industrie Forest (FRX) sembra abbiano inizialmente sottostimato quanto fosse necessario pagare ai federali per farli andare via: nel 2009, sostennero di aver messo da parte 170 milioni di dollari in caso fosse stato necessario 'sistemare' un' investigazione del Dipartimento di Giustizia sulle tangenti che avevano pagato nel loro marketing di Celexa e Lexapro, due antidepressivi (in Italia sono venduti come Cipralex e Entact, Ndt) Oggi, la società ha pagato 313 milioni di dollari per coprire le indagini.  Molti hanno sporto denuncia nei confronti del management della società per i metodi usati in queste 'sistemazioni'.

L'errore fondamentale di Forest è stato il promuovere il Celexa per i bambini sebbene l' FDA (Food & Drug Administration, l'autorità statunitense del farmaco, Ndt) avesse specificatamente rigettato la medicina per i ragazzi, e sebbene i dati europei dimostrassero che non era utile sui giovani. La società face qualcosa di simile con il Lexapro, una vendita farmaceutica consigliava di mischiare il Lexapro con il succo di mela per far si che fosse più appetibile per i bambini.

 


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«Troppe omissioni sulle morti per vaccinazione»

La denuncia del presidente del Corvelva che cita il caso del piccolo Marco Scarpa, deceduto nel ’96

Martellago

(ndr) "Quello di Marco non è l'unico caso di morte conseguente a vaccino di cui Canale Verde si è scordato". Ferdinando Donolato, presidente del CoRVeLVa, il Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni, rilancia con forza le accuse mosse ieri, con tanto di lettera all'assessore regionale alla Sanità, Flavio Tosi, da Gianfranco e Marina, i genitori del piccolo Marco Scarpa deceduto nel 1996, a neanche due anni, in seguito al richiamo della prima vaccinazione obbligatoria (trivalente, antipolio e antiepatite). La famiglia Scarpa, che risiede a Martellago, si era lamentata del fatto che, nonostante il Ministero della Sanità abbia riconosciuto fin dal 2001 il nesso tra la morte del loro bimbo e il vaccino, del caso non vi sia alcuna traccia nell'elenco degli eventi gravi correlati a vaccinazioni contenuto nella VII Relazione di Canale Verde, il centro di riferimento istituito dalla Regione per prevenire e per sorvegliare gli eventi avversi ai vaccini. "Oltre a quello di Marco in Veneto ci sono state almeno altre morti collegate a vaccino riconosciute dal Ministero di cui Canale Verde (la cui relazione, peraltro, nelle statistiche dal 1993 al 2004 non contempla alcun decesso, ndr) si è dimenticato" insiste Donolato, che cita in particolare il caso di un bambino padovano "morto nel 2003 in seguito e a causa della vaccinazione anti-morbillo". Ma Donolato sostiene che la relazione "omette anche altri casi di danni comprovati da vaccino, come quello dei diabetici insulino-dipendenti. Senza contare che le reazioni avverse di cui veniamo a conoscenza sono solo la punta di un iceberg, in quanto i cittadini non sono a conoscenza di tutti gli effetti collaterali che possono causare i vaccini. Chiunque può raccontare loro qualsiasi storia e le famiglie, non conoscendo la materia, non associano le vaccinazioni all'eventuale danno riportato dai loro figli". "A fronte di queste gravi omissioni, invito dunque l'assessore regionale Tosi a chiudere Canale Verde, che rappresenta solo uno sperpero di danaro pubblico, oppure Canale Verde si attivi per cambiare le proprie fonti di informazione" conclude, duro, il presidente del CorVeLVa, che si batte da anni per la libertà di scelta sulle vaccinazioni. Una questione di cui si è parlato molto negli ultimi giorni e un traguardo che sembra vicino, anche se, secondo Donolato, "sarà ancora molto dura arrivarci, perché vi sono forti resistenze a livello regionale, sia tra i medici sia tra i politici".

 

Fonte: http://www.informatori.it/informatori/morvac.htm


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ISS 27 settembre 2010

Sono cinque oggi i trial clinici basati su un'alternativa alla chemioterapia. Saranno presentati oggi, infatti, all'Istituto Superiore di Sanità durante il Primo Simposio Internazionale tutti gli studi su cui sta puntando l' "International Society for Proton Dynamics in Cancer" (ISPDC) che utilizzano queste nuove strategie antitumorali. "L'obiettivo - spiega Stefano Fais, del Dipartimento del Farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità - è quello di colpire soltanto il target molecolare che causa il tumore, per evitare gli effetti collaterali frequenti nelle terapie tradizionali utilizzando inibitori della pompa protonica per inibire la crescita della massa tumorale ".

Questi studi sono partiti dalla considerazione che l'acidità è una caratteristica del microambiente tumorale tanto che le cellule normali ai livelli di acidità nei quali normalmente cresce il tumore muoiono. Queste condizioni si creano progressivamente durante la crescita del tumore, con un iniziale accumulo di acido lattico, dovuto al metabolismo tumorale, e la successiva selezione di cellule che per sopportare l'incremento dell'acidità fanno iperfunzionare delle pompe cellulari che eliminano protoni all'esterno della cellula.

"I risultati sono estremamente incoraggianti - conclude Fais - ma devono essere confermati su un numero più ampio di pazienti".



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"Una molecola disorienta il cancro"
E sulle terapie si punta sugli antiacidi

Fonte: La Repubblica


Structure of sodium bicarbonate

Image via Wikipedia

È in grado - sono le conclusioni di uno studio pubblicato su Nature - di far ignorare ai geni del tumore il loro "manuale di istruzioni interne". Arginando così la diffusione della malattia. Ma sul fronte della ricerca non è tutto. In Italia sono partiti i primi due trial clinici per sostituire i chemioterapici con i farmaci per l'acidità di stomaco

ROMA - La ricerca guarda al tumore e continua a cercare possibili alterazioni genetiche in grado di originare il cancro. E a pensare a farmaci che, individuando queste modificazioni, interrompano la malattia. L'ultima novità in questo campo arriva da Nature: un gruppo di studiosi americani ha creato in laboratorio una molecola che, riuscendo a far ignorare ai geni del cancro il loro 'manuale di istruzioni interne', blocca la proliferazione delle cellule cancerose. Ma non è tutto, sul fronte della ricerca farmacologica dall'Istituto superiore di sanità arriva una notizia: i farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato, potrebbero sostituire la chemioterapia.

La molecola "americana". E' la prima molecola che riesce a far ignorare ai geni del cancro il loro "manuale di istruzioni interne". Così sopprime il processo del tumore alle sue radici. Per adesso è stata creata in laboratorio ma, dai primi esperimenti, sembra funzionare. Il risultato pubblicato su Nature si deve a un gruppo di ricercatori americani del Dana-Farber Cancer Institute. "Essere abili a controllare l'attività dei geni del cancro - dice James Bradner, del Dana-Farber Cancer Institute - può avere un impatto elevatissimo per la lotta contro questa malattia. Se si riesce a spegnere i geni responsabili della crescita delle cellule cancerose queste cellule muoiono".


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La verità taciuta sul cancro

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La verità taciuta sul cancro di Lawrence Broxmeyer, MD

Apparso su Nexus New Times n. 85 (Parte 1) e n. 86 (Parte 2)

Un tempo l'establishment medico statunitense accettava la causa microbica del cancro, ma nel 1910 fece dietrofront e da allora rifiutò di accettare la validità di studi scientifici che dimostravano l'esistenza di un germe del cancro.

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Il termine "cancro" è di derivazione latina e significa "granchio". Al giorno d'oggi la "cura" del cancro è una fiorente industria. Al volgere del ventesimo secolo la classe medica era giunta alla conclusione che la questione non era stabilire se la causa fosse o meno una malattia infettiva, ma di quale fra le possibili patologie di tal genere si trattasse. Da oltre due secoli si scopriva e riscopriva, definiva e ridefiniva un germe del cancro; ogni scienziato accresceva le conoscenze, ma senza costrutto. Poi, nel 1910, determinate autorità mediche statunitensi effettuarono una piroetta di 180 gradi, stabilendo che il cancro non era provocato da un microbo e che chiunque la pensasse diversamente era un eretico, un ciarlatano o un impostore.

La D.ssa Virginia Wuerthele-Caspe Livingston e la sua rete non rientravano in suddetta schiera; le loro meticolose ricerche e pubblicazioni riviste dai pari erano all'apice della tecnologia statunitense postbellica. Il Dr. Dean Burk, co-fondatore del National Cancer Institute statunitense nonché capo, per 34 anni, dell'annesso dipartimento di chimica della cellula, è giunto ad affermare che il germe del cancro della D.ssa Livingston era reale e certo quanto qualsiasi cosa nota nell'ambito del cancro. Il ricercatore Dr. Alan Cantwell, Jr, è cresciuto nella convinzione secondo cui si presumeva che tutti i germi responsabili di patologie rilevanti fossero già stati scoperti. Tuttavia, con suo grande sgomento, ha scoperto che uno era stato tralasciato: il germe del cancro. Cantwell sapeva che Livingston era già stata stigmatizzata dall'ortodossia medica per aver scoperto il germe del cancro - quindi quella che egli riteneva forse la più importante scoperta del ventesimo secolo rimaneva ampiamente screditata.

La sorprendente analogia fra cancro e tubercolosi (TB) venne rilevata molto prima che fosse scoperto il bacillo della tubercolosi. Nel 1877, Sir John Simon fece notare la somiglianza e di fatto portò con forza argomenti a favore dell'origine microbica micobatterica del cancro. Da allora, migliaia di articoli e documenti hanno indicato variazioni maligne per derivare l'infezione tubercolare. Tuttavia la rivalsa di Sir John avrebbe dovuto attendere il germe di Livingston che, quantunque simile alla tubercolosi, non era tale ma una forma atipica di questo micobatterio, formato dal micobatterio e altri Attinomicetali correlati. Se la scienza medica e le autorità costituite avessero destinato a indagare e distruggere il germe della D.ssa Livingston altrettanto tempo di quello dedicato ad attaccare lei e i suoi colleghi, oggi il cancro sarebbe curabile.


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Le lobbies del cancro

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Le lobbies del cancro

Fonte: ISDE Italia Network

E' universalmente noto, del resto, come le lobby e le stesse istituzioni (ampiamente finanziate) che coordinano la "lotta al cancro" siano controllate, come denunciato per decenni da illustri scienziati e ricercatori come Tomatis ed Epstein, dalle stesse industrie chimiche che producono le (costosissime) terapie antineoplastiche e la gran parte degli inquinanti cancerogeni[1] E numerosi ricercatori hanno raccontato come, fin da quando Rachel Carson lanciò, per prima, l'allarme sulle sostanze chimiche di sintesi come causa di gravi rischi a lungo termine per la salute umana, l'industria chimica abbia difeso i suoi prodotti, attaccando la credibilità degli scienziati che segnalavano effetti nocivi: una strategia ben precisa che ha comportato il reclutamento di esperti e consulenti, lautamente remunerati, disposti a mettere in campo controanalisi in grado di contestare i risultati e minimizzare i potenziali rischi per la salute umana delle sostanze chimiche esaminate [2]


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